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Vuoi controllare l’amore… o imparare a danzare con il flusso?

C’è un tipo di controllo che ci rassicura.

La mattina, per esempio, apro la cucina e mi piace vedere la zuccheriera, le tazze e la caffettiera tutte al loro posto.
Ogni cosa dov’è “giusto” che sia.

È prevedibile.
È ordinato.
È controllabile.

E in fondo il controllo nasce spesso così: dal bisogno umano di ridurre l’incertezza.

Gli oggetti, però, sono una cosa.
Le relazioni un’altra.

Perché gli oggetti si controllano.
Le persone no.

Puoi spostare una tazza.
Puoi allineare delle sedie.
Puoi chiudere un cassetto.

Ma prova a controllare un’emozione.
Un desiderio.
La spontaneità di qualcuno che ami.

È come aprire il rubinetto dell’acqua e pretendere di decidere l’esatta traiettoria di ogni goccia.

Puoi forse deviare leggermente il flusso.
Non possederlo.

Una volta ascoltai una storia curiosa.

Un uomo che lavorava nella sicurezza sosteneva che perfino un fiume potesse essere controllato.
“Basta congelarlo”, diceva.
“Poi lo tagli a pezzi con una motosega e lo trasporti con dei tir.”

Geniale?
Forse.

Ma anche terribilmente tragico.

Perché quella non è più acqua.
È ghiaccio morto.

E a volte facciamo lo stesso nelle relazioni.

Congeliamo il partner con il controllo.
Congeliamo la spontaneità.
Congeliamo il flow.

Poi ci lamentiamo perché non sentiamo più vita.

La verità è che l’amore non è un oggetto.
È un flusso.

E il flusso non si domina.
Si accompagna.

I tre passaggi del “controllo del flusso”

Forse il punto non è smettere totalmente di controllare.
Il punto è evolvere il modo in cui controlliamo.

Non più controllo degli oggetti.
Ma cura del contesto in cui il flusso può scorrere bene.

Come?

1. Empatia

Prima di reagire, chiediti:

Come si sente l’altro?
Cosa sta vivendo?
Cosa teme?

Le persone non sono macchine da correggere.
Sono mondi da comprendere.

2. Empowerment

Non puoi controllare il fiume.
Ma puoi rafforzare gli argini.

Puoi costruire una relazione fatta di lealtà, chiarezza, trasparenza, fiducia.

Puoi creare un terreno stabile.

Ma poi il flusso deve restare vivo.

3. Emancipazione

L’amore maturo non crea dipendenza.
Crea autonomia.

Non ha bisogno di dirigere ogni passo dell’altro per sentirsi al sicuro.

Perché il vero obiettivo non è avere potere sull’altro.
È creare uno spazio in cui entrambi possano esistere senza smettere di essere se stessi.

Direttori d’orchestra o dittatori?

Questa forse è la domanda più importante.

Nella nostra vita relazionale vogliamo essere direttori d’orchestra…
o dittatori dell’orchestra?

Perché c’è una differenza enorme.

Il dittatore pretende controllo assoluto.
Il direttore ascolta il flusso della musica.

Lo orienta.
Lo armonizza.
Ma non lo soffoca.

E qui emerge un’altra domanda scomoda:

Quanto siamo ossessionati dal risultato…
a costo di diventare tristi durante il percorso?

Perché molte persone ottengono ciò che volevano.

Ma nel frattempo hanno perso la gioia.

E la gioia non è un lusso emotivo.
È carburante psicologico.

Un piccolo esperimento

Nei prossimi giorni prova a osservarti.

Nota quando stai usando un “controllo da oggetti” in una relazione.

Quando vuoi decidere tempi, modi, emozioni, reazioni, direzioni dell’altro.

In quel momento fermati.

Attiva l’empatia.
Chiarisci il risultato che desideri.
Ma lascia libertà sul percorso.

Offri presenza.
Non sorveglianza.

Supporto.
Non dominio.

E soprattutto ricordati una cosa fondamentale:

Non devi cambiare completamente te stesso.

Se sei una persona controllante, probabilmente quel controllo ti ha aiutato a sopravvivere, a organizzarti, a sentirti al sicuro.

Non si tratta di cancellarlo.

Si tratta di espanderti.

Anche solo del 5%.

Aprire una piccola finestra di possibilità in cui sperimentare un’altra modalità:
quella del flow.

Perché, in fondo, la vita inizia proprio lì.
Sul bordo della nostra comfort zone.


Daniela Pastore – Psicologa psicoterapeuta

Alcune risorse utili

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